La depressione è il disturbo dell’umore del nostro secolo; e ci può rendere disabili; ma disabili in che senso?

Dopo il mal di schiena la depressione è la seconda causa di disabilità nel mondo.

Come per l’ansia, anche i sintomi depressivi sono comuni, ognuno di noi non trascorre dei periodi in cui tutto sembra buio e incerto.

La depressione non è semplice da individuare e potremmo definirla la disabilità dell’anima, chi è depresso smette di uscire, di lavorare e in questo senso diventa disabile, come dimostrato dalla ricerca condotta in Australia, presso la University of Queensland

Questo disturbo ha una portata talmente elevata che può essere considerata un problema sanitario mondiale.

La depressione, quindi, è la seconda causa di disabilità nel mondo.

La depressione può colpire sia giovani che anziani, da alcune ricerche sembra che colpisca maggiormente le donne e le persone in età lavorativa.

Le  ricerche hanno confrontato la depressione clinica con oltre 200 lesioni che causano disabilità fisica e si è giunti alla conclusione che questa malattia della mente si piazza addirittura al secondo posto in solitaria. Il più alto livello di depressione si registra nelle zone di guerra (Afghanistan su tutti) o in via di sviluppo, anche se il livello sale nei paesi ricchi che stanno vivendo la crisi. Il Giappone, invece, sarebbe il Paese più sereno di tutti.

Si sta valutando anche che la depressione colpisce anche i bambini e i ragazzi, questo preoccupa molto famiglie, medici e pediatri.

E’ importante non agire solamente a livello farmacologico, ma sviluppare una terapia integrata; in cui il medico di base possa indirizzare il paziente presso un professionista che possa aiutarlo a comprendere il proprio stato di salute e che possa agire direttamente sullo stato depressivo; di conseguenza ridurre la disabilità dell’individuo.

Stando a quanto emerso, sembra dunque chiaro che quello della depressione è un disturbo che va preso in seria considerazione, tanto da dover rappresentare a tutti gli effetti una priorità per la salute globale.

 

Aggiungi un commento